Le notizie arrivano continue sui nuovi scenari di guerra, il Libano brucia sotto i colpi dei cannoni Israeliani, i blogs si popolano di notizie su guerre nuove e vecchie del nostro pianeta, il nostro parlamento vota con la fiducia la guerra dei soldati italiani in Afghanistan, e alcuni di loro non tornano più a casa. Questo scenario sembrerebbe sufficiente a giustificare il nome di questo BLOG, ma non è questa la guerra a cui faccio riferimento, anche se forse questa ne è una conseguenza. La guerra di cui parla questo blog è la guerra che si combatte ogni giorno nelle nostre città dell’occidente, è la guerra che l’impero del dominio economico impone a tutti i sudditi del pianeta, è la guerra che in modo subdolo, apparentemente indolore, assoggetta ogni nostra azione ad un macroscopico disegno di egemonia. E’ la guerra che attenta le nostre libertà, che ci rende schiavi inconsapevoli, attori buoni di un disegno di potere unico, malvagio, violento. Il fronte da cui scrivo questo diario di guerra si trova in un paese al confine tra il mediterraneo e la vecchia europa, vicino quelle Alpi, dove a volte è stato ed è più semplice rifugiarsi per resistere e vivere alla macchia. Il fronte si trova tra l’ambizione di essere parte del piano di dominio ed essere nuovamente conquistato ed occupato dai potenti. Il mio ruolo qui sul fronte è precario e confuso, non ho accettato alcuni dogmi del dominio imperiale, mi sono trovato disertore da un esercito di cervelli pronti a soddisfare le richieste del potere economico. Non ho esitato a sognare la possibilità di uscire da questa guerra, adesso sento il bisogno di arroccarmi e resistere nel tentativo di difendere quel poco che questa guerra ci lascia. E se questo blog ha un senso d’esistere questo forse lo si può trovare nel desiderio di lasciare traccia di questa resistenza, e non ultimo diventare uno strumento per poterci contare, sapere che non siamo soli sul fronte di guerra.
Abbiamo dovuto rifugiarci sulle montagne dei nostri pensieri per difendere la nostra libertà. [anonimo partigiano del XXI secolo]